Nel dettaglio: Le Nozze di Cana

9 Gennaio 2019

Questo quadro di Paolo Veronese che è il mio quadro preferito del Museo del Louvre, doveva essere  la prima opera d’arte “nel dettaglio” Una serie di opere d’arte che proveremo a descrivervi, dandovi tutti i dettagli croccanti, ed i fatti spesso dimenticati!

 

Prima di tutto, avete già visto questo quadro? Se la risposta è negativa, correte al museo del Louvre, seguite la folla di persone che si avventa verso la Gioconda, e quando vi troverete di faccia al quadro più conosciuto del mondo -senza veramente sapere perché- rivoltatevi. Questo quadro grande come il muro, sono Le Nozze di Cana ! Difficile non vederlo alla vista delle sue dimensioni eccezionali – 70m2, o tre volte il mio appartamento parigino… Questa tela era all’origine conservata nel convento benedettino de San Giorgio Maggiore a Venezia. Commissionata in 1562 dai monaci, era destinata ad ornare il loro nuovo refettorio. Gli accomodante avevano richiesto che l’opera sia monumentale per occupare tutto il muro del fondo.

 

Le Nozze di Cana, Paolo Veronese, 1563. Museo del Louvre

 

Le Nozze di Cana, episodio biblico, rievoca il primo miracolo compie da Cristo. Mentre è invitato ad un matrimonio nella città di Cana, il vino viene a mancare alla fine del banchetto. Ordina allora ai servitori di riempire d’acqua le grandi giare di pietra e di poi servire il padrone di casa che constata che l’acqua si è cambiata in vino !!

Questo episodio sacro è stato trasposto in un fastoso matrimonio veneziano. In questa scena di matrimonio, Gesù è, straordinariamente, collocato al centro, cinto della Vergine ed i discepoli, relegando a sinistra gli sposi, all’estremità del tavolo. La figura predominante del Cristo è rinforzata dal suo sguardo fisso, verso lo spettatore.

La sposa anche ci guarda, lo sguardo pesante, vi sembra felice? Non tanto, perchè non c’è più vino al suo banchetto. Lo sposo sembra essere pensieroso, perchè? Il suo atteggiamento è magari legato  all’ gesto del maggiordomo, con la tunica verde : sfibbia la sua cintura, mano sinistra posata sulla sua borsa, è rivoltato: si è stato fatto oltraggio al suo mestiere, rende il suo grembiule nel mezzo del banchetto; lo sposo non sa che cosa rispondere ed assaggia quel nuovo vino di cui non conosce e capisce la provenienza.

Accanto alla sposa: un uomo vestito di blu, il naso e le guance rosse del gran bevitore. Guarda la scollatura della sposa? No, nella sua mano sinistra tiene un bicchiere pieno, si rivolge in effetti al servitore pettinato di un berretto a campanelle, parla di vino : magari si sta lamentando di solamente tenere il vecchio vino e non quello nuovo che sembra essere al centro dell’attenzione.

 

Il miracolo sta succedendo ! Guardate le anfore in evidenza al primo piano nell’allineamento dei musicisti. A sinistra, un servitore presenta un’anfora vuota allo sposo, allo stesso momento, un piccolo servitore nero, porta un bicchiere pieno allo sposo, l’anfora è vuota ma il bicchiere è pieno A destra del quadro, l’anfora contiene molto vino. Assistiamo in diretta al primo miracolo di Cristo, quello dell’acqua cambiata in vino.

 

 

Su questa tela, 132 personaggi sono rappresentati negli abiti e in un scenario tipico dell‘Italia del XVI secolo. In questa opera d’arte sottile, Veronese orchestra così un’ingegnosa mesa in scena e riesce a mischiare due epoche lontane di più di 1500 anni mescolando il profano ed il sacro. Questo quadro, celebre in tutta l’Europa, è stato rubato nel 1797 dagli eserciti di Bonaparte. L’immensa tela è stata circolata e traforata per permetterne il trasporto in barca per arrivare al Louvre dopo un lungo periplo. Nel 1815, l’Austria che occupava allora l’Italia chiede il ritorno del quadro nelle sue collezioni. L’amministratore del Louvre all’epoca, Vivien Denon, riesce a convincere l’Austria dell’impossibilità di questo rimpatrio a causa delle dimensioni della tela. Perciò al posto delle Nozze di Cana, la Francia ha mandato un quadro di Charles Lebrun.

 

Purtroppo, la sala della Gioconda sta per essere restaurata nel 2019 – dal 8 gennaio 2019 a novembre 2019 – sarà quindi impossibile vedere le Nozze di Cana. Alla mia più grande tristezza! Però, si potrà sempre andare a Venezia, nel vecchio convento dove si trovava il quadro. Il convento è dal 1951 la sede della fondazione Giorgio Cini che l’ha restaurato e trasformato in centro culturale. Un facsimile del quadro di Veronese, realizzato dalla società Factum Arte, è stato messo al suo posto di origine.

 

Facsimile delle Nozze di Cana alla Fondazione Giorgio Cini a Venezia.

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